I risultati  sono apprezzabili già dopo qualche settimana ma solo se vengono effettuati confronti con metodiche sofisticate come TRIOS Patient Monitoring che monitorizza gli sviluppi dello stato del movimento dentale del paziente nel corso del tempo .  Il paziente da solo si rende generalmente conto dei miglioramenti dopo circa 3 mesi.

I tempi sono sempre rispettati se le mascherine vengono indossate 22 ore al giorno. Le mascherine possono non riprodurre fedelmente del tutto i movimenti dentali su tutti i denti (denti devitalizzati, su corone, anchilosati, con anaomie differenti per radice e corona…) ma la predicibilità del sistema rimane molto alta. Le procedure di rifinitura vengono previste proprio per arrivare al risultato ottimale.

Lo stripping è una procedura eseguita di prassi in molte tecniche ortodontiche  ed è riconosciuta in letteratura quale mezzo indispensabile per ottenere la risoluzione degli affollamenti dentali. Provoca una sensazione  di fastidio, mai dolorosa, che dura qualche decina di secondi, che viene avvertita in maniera più o meno importante a seconda della sensibilità di ciascun paziente. Non richiede l’anestesia.

Gli aligners devono essere lavati con acqua fredda e mai calda , devono essere spazzolati con forza (non c’è rischio di romperli) utilizzando un qualunque dentifricio( preferibilmente non abrasivo).

La rottura degli aligners è spesso dovuta ad una errata sistematica di rimozione (solo da un lato o solo dalla parte anteriore) o ad un incastro forzato nelle scatoline dove si conservano. Se si rompe una mascherina e non si riesce più ad inserirla su tutti i denti  il consiglio è quello di contattare immediatamente lo studio per avere un appuntamento in urgenza che procederà nei tempi più brevi possibili a fornire una copia della mascherina o a dare l’approvazione di passare a quella successiva o tornare a quella precedente.

Le piccole ricostruzioni effettuate sui denti sono il vero punto di forza del sistema Invisalign . Piccole forme geometriche studiate alla luce della biomeccanica ortodontica con software avanzatissimi aiutano i movimenti dei denti più difficili da ottenere e riducono le forze  parassite che non vogliamo vengano espresse sugli altri. Sono fastidiosi nei primi giorni  in quanto viene percepito l’ingombro, che anche minimo, hanno. Dopo 4-5 giorni il fastidio svanisce.

L’uso delle mascherine rende sempre più bravi i pazienti che diventano più consci e capaci nelle manovre di rimozione e di incastro delle mascherine. Importante è rispettare la regola di inserimento e di rimozione delle mascherine con le mani, senza mai farsi aiutare dalla lingua o nella chiusura della bocca stringendo i denti. Inoltre, procedendo con la terapia i denti si allineano e risultano meno sottosquadri e meno difficoltà nella rimozione delle mascherine.

Assolutamente si, il trattamento è attivo per cui vanno portate 22 ore al giorno.

Assolutamente no, il trattamento è di mantenimento quindi sono sufficienti 8 ore su 24.

Il costo di una terapia ortodontica è rappresentato, in generale,  da un dato che viene definito solo dopo aver preso in considerazione fattori che lo definiscono: difficoltà cliniche, gravità della malocclusione, , impegno del professionista nella pianificazione e nella esecuzione tecnica di procedure,  spese prime delle apparecchiature, della poltrona odontoiatrica, della assistenza alla poltrona e della segreteria, dei laboratori e delle infrastrutture in generale di supporto. Per un trattamento Invisalign vale lo stesso. Verrebbe da pensare che un trattamento Invisalign  vale un altro perché il “prodotto” è lo stesso. Molto errato: il prodotto “Invisalign” è frutto di una combinazione di fattori chiamati COMPETENZA, CONOSCENZA e ESPERIENZA nella metodica, PROFESSIONALITA’, CONTINUING EDUCATION  che la metodica  richiede,  realizzazione dei veri obiettivi terapeutici da raggiungere anche nei casi complessi e poi, solo in ultimo, realizzazione  di allineatori sequenziali. In definitiva,  i costi possono essere diversi da paziente a paziente e  da obiettivo a obiettivo. Per lo stesso paziente potrebbero essere possibili più possibilità di trattamenti con costi differenti. “Non c'è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali”  ( Lorenzo Milani, Lettera a una professoressa, 1967).

La durata è variabile, dipende dal problema da trattare. Un trattamento ortodontico nell’adulto può durare da pochi mesi a un paio di anni. Nel bambino in crescita, invece, a causa del continuo sviluppo della dentatura e della crescita cranio facciale normalmente si usa alternare periodi di trattamento ad altri di attesa, cercando di sfruttare i momenti di crescita più importanti del bambino. Ad esempio spesso si esegue un trattamento in due tempi, uno in dentizione decidua e l’altro in dentizione mista.

E’ costituita da dispositivi che mantengono l’occlusione ottenuta dal trattamento ortodontico. Può essere mobile o fissa. Ha comunque lo scopo di stabilizzare i risultati ottenuti. Essa è parte integrante e insostituibile della terapia ortodontica attiva appena terminata. Appena rimosso un dispositivo fisso i tessuti, sia quelli duri che quelli molli, necessitano di un periodo d'assestamento, che dovrà, quasi sempre, essere guidato da dispositivi fissi e/o rimovibili. La contenzione fissa è un sottile filo di materiale elastico che viene "incollato" sulla superficie interna del dente; non interferisce ne' con la masticazione nè con la deglutizione nè con la fonazione. Andrà portata per un periodo di almeno 2 anni e successivamente i rivaluterà l'opportunità di rimuovere le contenzioni per lasciare i denti liberi di trovare il loro assestamento fisiologico ideale. La contenzione mobile è costituita da una "mascherina" di materiale acrilico o da placche in resina con fili e ganci (costruiti nel rispetto della legge 93/42). Gli apparecchi rimovibili, se non portati scrupolosamente anche se per un solo giorno, possono non andare più bene ed inficiare l’intero trattamento. Lo stesso vale anche per la contenzione fissa: è importantissimo avvisare subito se c'è un distacco, anche parziale ed eseguire il restauro o rifacimento del caso.

Tutti gli ortodontisti sono dentisti, ma soltanto non più del 5% dei dentisti sono ortodontisti. 
Uno specialista in ortodonzia si occupa della diagnosi, della prevenzione e del trattamento delle irregolarità dentali e facciali. Per diventare specialista in ortodonzia, dopo la scuola secondaria superiore è necessario frequentare per 5 anni il corso di laurea specialistica in Odontoiatria e protesi dentaria presso la facoltà di Medicina e Chirurgia e successivamente per 3 anni la scuola di Specializzazione in Ortognatodonzia in una delle università italiane. Attraverso questa preparazione lo specialista acquisisce le capacità richieste per muovere i denti e guidare lo sviluppo cranio-facciale.

I benefici principali di un trattamento ortodontico sono il miglioramento dell’estetica del viso, del sorriso, della funzionalità dell’occlusione. Il corretto allineamento dentario e una buona occlusione permettono le corrette manovre di igiene orale con evidente vantaggio nella prevenzione di carie e parodontopatie.

E’ variabile, spesso dipende dalla gravità della malocclusione. Si tende a trattare precocemente, verso i 5/6 anni di età, le malocclusioni in cui si rileva un grave problema scheletrico che può complicarsi con la crescita, ad esempio il morso incrociato con latero-deviazione funzionale della mandibola o le terze classi scheletriche. Si consiglia comunque una prima visita a questa età anche semplicemente per “conoscere” l’ortodontista che valuterà se procedere ad un accertamento diagnostico più approfondito e rimandare la valutazione a tempi successivi.

Un trattamento ortodontico ben realizzato è sempre seguito da un periodo di contenzione. Ciononostante possono esserci, nel tempo, una volta interrotta la contenzione, recidive del trattamento. Spesso tali recidive sono di lieve entità e comunque non influiscono sul risultato estetico-funzionale del trattamento. Qualche volta, invece, possono essere tali da richiedere piccoli interventi di riallineamento o di ottimizzazione occlusale.

No, la situazione non si risolverá da sola. Una anomalia di crescita facciale si manterrà nel tempo, la deviazione dalla norma si acuirà nel tempo e le possibilità di correzione si ridurranno con il completamento della crescita. Nella zona dei denti anteriori col passare del tempo lo spazio non cresce in modo notevole, anzi, nella maggior parte delle persone, dopo che spuntano i molari permanenti lo spazio a disposizione nella zona dei denti anteriori diminuisce. Pertanto l’affollamento si aggrava con le conseguenze esposte.

I denti si spostano in quanto, applicando una forza su di essi mediante l’uso di apparecchi, fili od elastici, si generano una serie di modificazione biologiche dell’osso che li circonda. In seguito all’applicazione di una forza il paziente può avvertire una senzazione dolorosa di varia entità dopo circa due-tre ore che può durare per circa 48-72 ore. Normalmente tale sensazione scompare naturalmente. Seguire una scrupolosa igiene orale, l’infiammazione gengivale aggrava la sensazione di fastidio. Se il fastidio perdura oltre i 4-5 giorni contattare lo studio per valutare che non vi siano problemi di altro genere quali la rottura di alcune parti del dispositivo fisso.

Se possibile con l’aiuto di un altra persona rimuovere il “pezzo” per evitarne l’ingestione conservandolo per farlo vedere all’operatore. Se non possibile e ciò causa dolore perché l’apparecchio irrita la guancia o la lingua metterci sopra della cera ortodontica o in extremis della chewing gumsenza zucchero ammorbidita sopra per creare uno scudo protettivo.

Contattare lo studio spiegando l’accaduto per una visita di urgenza per risolvere l’emergenza.

Conservare i frammetti staccati e la restante parte del dispositivo mobile nel proprio contenitore. Contattare lo studio per una visita urgente portando con sé il dispositivo rotto per permetterne la riparazione o il rifacimento.

Contattare immediatamente lo studio dentistico per prenotare una visita urgente. Se il tempo intercorrente tra la perdita dell’apparecchio e la costruzione del nuovo è di breve durata ciò non modificherà l’evoluzione del trattamento.

Contattare subito lo studio per una visita urgente. La contenzione soprattutto i primi 6 mesi dopo la rimozione degli apparecchi fissi è una fase importantissima per la stabilizzazione del risultato ottenuto. Il dispositivo perso deve essere rimpiazzato il più presto possibile onde evitare una recidiva precoce del trattamento.

Astenersi dal mangiare cibi particolarmente duri e croccanti o sfilacciosi o appiccicosi(biscotti secchi, torrone o caramelle,ciliegie, olive,carni bollite o verdure cotte, chewing-gum). Evitare di strappare il cibo con i denti anteriori (spezzare il panino e masticarne i pezzetti. E' possibile che lo sfregamento della guancia sull'apparecchio possa causare irritazione, usare nel caso la cera ortodontica per coprire le "asperità" (o la semplice chewing-gum senza zucchero). Bisogna avere un’ottima igiene orale pulendo normalmente tre volte al giorno dopo i pasti. Per l'igiene orale sono più idonei gli spazzolini appositamente costruiti per portatori di apparecchi fissi, quando cambiate lo spazzolino (ogni 3 mesi) optate per questi ultimi. Per la pulizia attorno agli attacchi si devono utilizzare scovolini di varia misura. Prestando attenzione agli spazi interdentali. Possono essere utilizzati con efficacia anche gli spazzolini elettrici con testina rotante in commercio tedendo presente che non è il mezzo, ma il tempo il vero segreto per avere una corretta igiene orale. L’igiene orale deve essere sempre scrupolosa perché l’apparecchiatura ortodontica rende il mantenimento dell’igiene orale più difficile e può favorire l’insorgenza di danni parodontali (infiammazione gengivale, aumento della mobilità dentale, riassorbimento osseo).

Il non corretto spazzolamento (reso anche più difficile dalla presenza di apparecchiature ortodontiche fisse) può causare infiammazione dei tessuti gengivali che si manifesta inizialmente con gonfiore, arrossamento e sanguinamento delle gengive. Normalmente è necessaria una corretta rimotivazione del paziente all’igiene orale. Dopo qualche giorno di un corretto spazzolamento (3 volte al giorno dopo i pasti) e l’eventuale utilizzo di una terapia di supporto con colluttorio con clorexidina allo 0,12% normalmente si ottiene una risoluzione del problema. Problemi delle gengive che non possono essere controllati in maniera soddisfacente nel corso del trattamento ortodontico , possono richiedere l’ausilio di terapie specifiche (terapie parodontali) ad opera eventualmente di altro specialista, o costringere ad una temporanea sospensione od interruzione del trattamento ortodontico prima della fine.

Normalmente gli appuntamenti dall’ortodontista avvengono ogni 40-50 giorni. In alcune fasi del trattamento (trattamento non attivo) è possibile che il paziente venga controllato a distanza maggiore di tempo 3-6 mesi.

Si, alcune malocclusioni si potrebbero prevenire riuscendo a controllare i fattori ambientali in grado d'influire sulla crescita dei mascellari e sullo sviluppo della dentatura. 
Ad esempio, l'abitudine al succhiamento del dito o del ciuccio prolungata nel tempo, può in qualche modo interferire con il formarsi di una corretta occlusione in determinate tipologie di crescita, mentre in altre è quasi ininfluente. E la mancata formazione di un buon ingranaggio occlusale a sua volta mantiene atteggiamenti funzionali della muscolatura periorale capaci di potenziare il disallineamento dentale.

Normalmente all’età di 5 anni. Ciò permette di valutare la crescita cranio-facciale del piccolo paziente prima che l’eruzione del primo molare permanente segni l’inizio di una importante “pousse” di crescita. Questa valutazione preliminare spesso non necessita di una terapia susseguente e spesso è la prima occasione per fare conoscere l’ambiente odontoiatrico al piccolo paziente, senza per forza dover effettuare delle operazioni che possono ingenerare spiacevoli ricordi per il futuro.

Il succhiamento del pollice o del succhiotto è sicuramente l’abitudine viziata più frequente nei bambini di età prescolare. Nel valutare questo problema importante è l’età del piccolo.

Infatti entro i due anni di età tale abitudine è del tutto fisiologica; spesso indica un senso di fame o semplicemente un’insufficiente attività di allattamento al seno della mamma.

I problemi nascono quando, verso i 4/5 anni, tale abitudine non cessa e diventa spesso reiterata nel corso della giornata. Normalmente il bambino succhia il pollice nei momenti di ansia e per rilassarsi (all’addormentamento). Nei casi più gravi tale attività diventa compulsiva e riempie la giornata del piccolo in ogni momento di inattività. Il danno si manifesta nel mancato combaciamento anteriore dei denti, il così detto morso aperto in quanto la deglutizione rimane infantile con una spinta anteriore della lingua. La terapia ortodontica risulta necessaria abbastanza precocemente in questi casi accompagnata anche ad una rieducazione funzionale della muscolatura (logopedia). Lo schema di deglutizione rimane infantile (la lingua spinge i avanti aggravando morso aperto e palato stretto.

I denti da latte sono denti a tutti gli effetti. Se si cariano vanno curati, come i permanenti, a seconda delle necessità con otturazione o devitalizzazione. Mantenere il dente deciduo in bocca significa preservare lo spazio per il definitivo Se fosse impossibile evitare l’avulsione del dente da latte sarà necessario inserire un mantenitore di spazio per preservare lo spazio in arcata per il dente definitivo.

Spesso i pazienti o i loro genitori sono preoccupati perché pensano che al di sotto dell’apparecchio ortodontico fisso si possano formare delle carie. Di per sé l’apparecchio non causa carie, a condizione, però, di mantenere un buon controllo della placca batterica. L’apparecchio ortodontico, in particolare quello fisso, facilita il ristagno di cibo. E’ vero che durante il trattamento ortodontico l’igiene orale è più difficile, ma con un po’ di tempo e di pazienza in più si riesce comunque a pulire i denti perfettamente. Oltre al normale spazzolino, sono utili altri presidi, quali lo scovolino, per pulire al di sotto del filo ortodontico e ai lati degli attacchi, e un filo interdentale specifico per apparecchi, dotato di un’estremità rigida che consente di infilarlo al di sotto dell’arco.

No! Si può avvertire qualche fastidio i giorni successivi all’applicazione dell’apparecchio o alla sua attivazione. Si tratta dell’effetto biologico dello spostamento dentario, E’ di modesta entità (il paziente soprattutto fa fatica a masticare) e nel giro di pochi giorni i fastidi vanno ad attenuarsi, fino a scomparire: i recettori parodontali del dolore, che si attivano a causa delle pressioni esercitate dall’apparecchio, nel giro di breve tempo vanno incontro ad adattamento e i fastidi cessano. In altri casi si possono formare piccole irritazioni della mucosa che va a sfregare contro le parti sporgenti dell’apparecchio cosa che è facilmente controllabile con l’utilizzo della cera ortodontica.

No, non sono tutti uguali. Si distinguono, prima di tutto, in fissi e mobili. I primi s’incollano o si cementano ai denti, i secondi li applica e rimuove il paziente. Quello che va compreso è che l’apparecchio, per l’ortodontista, è uno strumento per raggiungere un Obbiettivo. Gli obbiettivi sono fissati nel piano di trattamento che è la risultante della diagnosi della mal occlusione del paziente. Solo dopo aver analizzato tutti i dati relativi alla malocclusione da trattare, e solo dopo averli combinati alle aspettative del paziente, può essere selezionato l’apparecchio ortodontico appropriato.

Il palato stretto ed il morso crociato sono tra le più frequenti malocclusioni in dentizione decidua o mista. Vi possono essere morsi contratti bilaterali o monolaterali spesso associati a deviazione della mandibola. E’ indispensabile valutare se vi sia un problema scheletrico o dentale che lo causi, le terapie in tali casi sono differenti. Se vi siano dei problemi respiratori (ipertrofia tonsillare, russamento) intercorrenti o funzionali (deglutizione infantile). Se associato al morso contratto vi siano problemi di postura del piccolo paziente. Solo una corretta valutazione da parte di uno specialista in Ortognatodonzia di tutti questi problemi permette di stilare un corretto protocollo di trattamento che comunque deve iniziare il più presto possibile per limitare i danni che questa mal occlusione determina (in alcuni casi gravi asimmetrie scheletriche correggibili solo chirurgicamente in età adulta).

Durante l’evoluzione della specie umana, le ossa del mascellare e della mandibola si sono progressivamente ridotte di dimensioni, mentre il numero dei denti è rimasto invariato. Per questo motivo spesso i denti sono “affollati”: significa che c’è una discrepanza tra le dimensioni dei denti e quelle delle ossa in cui i denti stessi alloggiano; in altre parole non c’è abbastanza spazio per tutti i denti. Uno degli obiettivi del trattamento ortodontico è quello di allineare i denti ricreando questo spazio. Esistono due modi per “fare spazio”. La prima possibilità è quella di espandere le arcate, cioè di disporre i denti su un arco di cerchio più ampio; questo metodo ha, però, dei limiti:

  • l’entità di affollamento, che deve essere lieve o media;
  • l’età del paziente, perché nei bambini si può agire sulla crescita delle ossa e si può guidare l’eruzione dei denti, mentre ovviamente negli adulti non è possibile;
  • lo spessore dell’osso e della gengiva, perché un’eccessiva espansione dei denti può spingerli fuori dall’osso;
  • l’estetica del viso, perché si rischia di far sembrare i denti troppo sporgenti. 
Per tutti questi motivi, vi sono dei casi in cui l’unica possibilità per allineare i denti senza incidere negativamente sull’estetica del volto e sulla salute dei tessuti di supporto dei denti stessi, è quella di estrarre alcuni denti per far posto agli altri. In genere la scelta cade sui premolari, più raramente sui molari o su un incisivo inferiore. La necessità di sacrificare dei denti sani suscita di solito molte perplessità nei pazienti o nei loro genitori, anche perché alcuni pensano erroneamente che alla fine del trattamento si possa notarne la mancanza o possano residuare degli spazi in arcata. Invece è bene chiarire che gli spazi ottenuti con l’estrazione dei denti verranno perfettamente chiusi spostando gli altri denti e che l’estetica del sorriso e la funzione risulteranno migliorati.

L'eruzione dei denti decidui (che chiamiamo denti da latte) comincia intorno ai 6-8 mesi di età e si completa generalmente entro i 24 mesi. I denti decidui sono 20 in tutto, 10 per arcata. Sono rare le irregolarità di eruzione invece è possibile la presenza di elementi in sovrannumero oppure l'assenza di un elemento. Gli spazi presente fra dente e dente, chiamati diastemi, sono tipici della dentatura da latte e spesso sono indice di una buona forma d'arcata.

Sì vero! Anche se la recidiva della correzione ortodontica può avvenire anche in assenza dei denti del giudizio. La loro eruzione in arcata ne aumenta semplicemente le probabilità. Si è studiato, nel periodo successivo al trattamento ortodontico, pazienti con e senza denti del giudizio. Lo studio ha messo in evidenza recidive post trattamento anche in pazienti che non avevano i denti del giudizio, e addirittura recidive bilaterali in pazienti che avevano solo da un lato il dente del giudizio. In realtà i fattori che possono influire negativamente sulla stabilità post trattamento della correzione ortodontica sono numerosi e complessi. La presenza dei denti del giudizio determina solo una maggiore probabilità statistica di avere recidiva dell'allineamento dopo il trattamento e la loro rimozione non da la sicurezza che non ci sarà. In situazioni in cui l’eruzione dei denti del giudizio è certo dia problemi di disodontiasi successivi il piani di trattamento ortodontico prevederà l’estrazione dei denti del giudizio anche in individui giovani, quando le radici degli ottavi non siano ancora completamente formate. La germectomia inoltre con il tessuto osseo è meno compatto avrà minime possibilità di danneggiare le strutture vicine in sede d’intervento.
Le estrazioni complesse dei denti del giudizio possono essere eseguite in sedazione e con tecniche di chirurgia piezo-elettrica che garantiscono alta precisione e veloce guarigione.

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